Pubblicato da Sara Garofalo il 13 Marzo 2026

AI – Professione di Avvocato – Coperture di RC Professionale

Tutti noi, negli ultimi anni, abbiamo avuto occasione di usufruire dei sistemi di intelligenza artificiale, per studio, informazioni varie, lavoro. L’utilizzo dei sistemi di A.I. in ambito professionale è ormai quotidiano. Ma ci siamo mai chiesti se da questo utilizzo possono derivare forme di responsabilità nei confronti dei nostri clienti? Questo utilizzo può arrecare danno ai nostri clienti? Quale tipologia di danno? E, soprattutto, le polizze di RC Professionale attualmente presenti sul mercato assicurativo prevedono e offrono copertura per questi danni?

Ci siamo posti queste domande perché negli ultimi mesi si è discusso molto di una sentenza della Corte di Cassazione (Sez. III penale n. 34481/2025) e di alcune decisioni collegate che affrontano il tema dell’uso dell’intelligenza artificiale nella professione forense. Queste pronunce non vietano certo l’utilizzo dell’AI da parte dei professionisti, ma sicuramente indicano principi e limiti molto chiari per il relativo utilizzo da parte degli Avvocati.

Che cosa sostiene la Corte? Che l’utilizzo di strumenti informatici avanzati, compresi quelli di intelligenza artificiale, possono essere utilizzati per agevolare attività definiamole tecniche, ad esempio:

  • ricerca giurisprudenziale
  • analisi di documenti
  • sintesi di atti e materiali
  • gestione dei dati processuali

Insomma, l’AI può essere un ausilio alla redazione e allo studio del caso, ma non può certo sostituire il ragionamento giuridico del professionista, decisione giuridica e argomentazione legale devono restare opera dell’avvocato e della sua mente.

L’Avvocato resta sempre, pertanto, responsabile del contenuto degli atti, in particolar modo laddove il sistema di AI faccia riferimenti a sentenze inventate, citazioni errate, normativi sorpassati o non attinenti al caso di specie.

La Cassazione, infatti, ha sottolineato l’obbligo di controllo umano sulle informazioni fornite dal sistema di AI, informazioni che purtroppo, in alcuni casi, possono anche non essere veritiere. Nel nostro caso, l’avvocato deve:

  1. verificare l’esistenza delle sentenze citate
  2. controllare le norme richiamate
  3. validare le ricostruzioni giuridiche
  4. rileggere integralmente l’atto processuale prodotto dal sistema di AI

In sintesi: la Cassazione non vieta l’uso dell’intelligenza artificiale agli avvocati, ma stabilisce tre principi chiave:

  1. AI = strumento di supporto, non sostituto del giurista.
  2. Responsabilità piena dell’avvocato in conseguenza di un utilizzo “scorretto” e incontrollato dei sistemi di AI.
  3. Obbligo di verifica e controllo umano su ogni contenuto generato

Avremo modo di approfondire l’argomento nelle prossime settimane con l’esame di alcuni casi concreti ed interessanti spunti riguardanti le coperture assicurative!

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