M&A Il settore degli intermediari assicurativi

01/12/2025

Gentili Colleghe, Egregi Colleghi,

sulla stampa specializzata leggiamo ogni giorno di operazioni relative a fusioni ed acquisizioni, sicuramente un segnale di interesse e di opportunità per tutto il comparto che senza dubbio beneficerà di nuovi capitali destinati a valorizzare il settore. Notiamo che molte di queste operazioni sono dettate anche dall'età dei venditori che probabilmente non sono riusciti a trovare nuovi potenziali risorse in grado di dare continuità a quanto da loro realizzato. Sembrerebbe che il settore non sia ritenuto attrattivo per le nuove generazioni anche se i redditi prodotti sono stati senza dubbio di notevole interesse. 

C'è da chiedersi come potrà evolversi il nostro lavoro e se gli investitori attualmente impegnati saranno in grado di mantenere sia gli standard qualitativi fino ad oggi mostrati e se, soprattutto, riusciranno ad attrarre nuove risorse per arricchire e rendere interessante il comparto. E' vero che negli ultimi tempi la AI pare stia facendo notevoli progressi ma è fuori di dubbio che l'elemento relazionale ha ancora un fortissimo appeal soprattutto fuori dai grandi agglomerati urbani e nei casi di utenti con una buona capacità di spesa. Ne è la prova le varie casistiche che il settore è stato chiamato a gestire, dal 110 alle attuali problematiche relative ai Catnat. Abbiamo assistito a scollamenti tra le proposte redatte dalle Compagnie e le reali esigenze degli assicurati; è sempre necessario un interprete per evitare un dialogo tra sordi. Ora queste acquisizioni, con le fisiologiche ristrutturazioni conseguenti, portano sempre ad una standardizzazione basata su assunti che non sono mai scontati e non è un caso se l'offerta assicurativa principale è ancora in mano agli agenti. 

Notiamo purtroppo che nel contesto delineato non si vada molto oltre a sterili enunciazioni, quasi la totalità degli operatori (almeno nei grandi agglomerati urbani) si dimentica che le proprie aziende sono costituite essenzialmente di persone e quando se ne rendono conto trovano rapide soluzioni sottraendo personale ad altre aziende; una scelta contradditoria ai vari proclami costantemente pubblicizzati. Ci si chiede come sia possibile costruire una reale cultura aziendale andando a pescare risorse presso i concorrenti? Si, forse si risolve un problema contingente dovuto all'uscita di personale ma la prima cosa che occorrerebbe chiedersi è: "perché il dipendente ha deciso di andarsene? dove non siamo stati capaci di comprenderne le aspettative?". 

La nostra azienda ha una discreta notorietà nella capacità di formare personale, dei primi cinque assunti uno è diventato direttore generale di una Compagnia, un altro Direttore Tecnico, un terzo dirigente di un broker internazionale, il quarto un loss adjuster ed il quinto ha deciso di restare in società! Ogni volta che qualcuno decide di provare nuove strade ne siamo comprensibilmente dispiaciuti ma allo stesso tempo orgogliosi, se poi pensiamo che molti di quelli che sono stati con noi erano stati precedentemente rifiutati da quelli che dopo li hanno assunti a ben altri costi.

Crescere per linee interne o per acquisizioni sono scelte squisitamente aziendali, annotare che molti dei nostri colleghi hanno trovato impieghi in Compagnie, Società di brokeraggio, MGA è indubbiamente motivo di soddisfazione anche se da parte nostra non ci dispiacerebbe vedere, per una crescita sana e robusta del settore, che queste importanti realtà economiche cercassero di prendere in considerazione realmente l'investimento sul personale e non solo sui giovani; non è poi così difficile comprendere che gli atteggiamenti sopra descritti non possono portare che ad una situazione asfittica e priva di interessi/attrattività.        

                      
UIA Direzione tecnica